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Figli di una... shamandura
'Gianni era radioso. Stringeva una
lettera in mano e guardava il mondo con occhi felici, come
risvegliatosi di colpo in un giardino pieno dimargheritine e di
profumate violette. Sentì forte l'impulso di cinguettare e di
svolazzare... ma non ci riuscì, ed assunse la tipica
espressione dei marinai quando s'accorgono d'aver gettato in mare
un'ancora senza la cima attaccata. Ma poi s'illuminò di nuovo e
s'accontentò di zompettare sulla spiaggia. Gli operai dei cantieri,
sempre in agguato dietro ai sassi nella speranza di veder apparire
qualche fanciulla in bikini, si guiardarono tra loro interdetti. In
tutti quegli anni non avevano mai visto un istruttore sub saltellare
e fare cip cip. Gianni aveva ricevuto una lettera da Ilaria, quella
convinta di chiamarsi Ylenia. Lei diceva, nella lettera, di sentirsi
così in colpa per non aver mai risposto a quelle di lui bellissime,
che tutto era nato dall'equivoco del nome, ma che lui poteva
chiamarla Ilaria, se lo avesse preferito, le andava benissimo,
purchè le spedisse sempre a quell'indirizzo. C'era di più. Non ne
era così sicura, ma sentiva che si stava innamorando di lui, e che
sognava, sopratutto ora che in europa faceva freddo, di poter
tornare laggiù da quel mare turchino davanti ad un deserto beige,
per passeggiare con lui mano nella mano sui coralli...'
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